Irmo Piccinelli

Biografia

Irmo nasce a Torino nel 1926, quarto di cinque figli; il padre Antonio proveniva da un'antichissima famiglia di artisti del Cinquecento, tra i quali si annovera quell'Andrea Piccinelli, detto Andrea del Brescianino; la madre, Antonietta Giacomini, era insegnante di ricamo e uncinetto a Burano, dove operava con quella garbata leggerezza appresa dal padre, maestro soffiatore di vetro a Murano.

Il fratello maggiore Pietro, meglio conosciuto come “Pit”, diverrà un artista di chiara fama negli anni ‘60 e sarà apprezzato anche come uno dei maggiori conoscitori delle popolazioni amazzoniche. Suo cugino, Franco, diverrà uno stimato giornalista, scrittore e poeta nonché uno dei maggiori cantori delle Langhe, scenario preferito di numerosi suoi romanzi.

Irmo dimostra, sin dalla tenera età, un talento non comune nel disegno e nella pittura, pur non avendo mai frequentato alcuna scuola d’arte.


Era candidato per un posto alla Lenci, prestigiosa fabbrica di ceramiche, dove avrebbe tanto desiderato lavorare, ma il suo sogno, che rimpiangerà per tutta la vita, purtroppo non si avvera, poiché secondo i genitori “c’erano già troppi artisti in famiglia”.

Entra in fonderia all’età di 14 anni come operaio apprendista dopo aver frequentato le “mitiche” scuole di avviamento Fiat; il talento fortunatamente non si ferma e, nonostante i faticosi turni di lavoro, continua la sua attività artistica collaborando alla illustrazione di libri, disegnando e dipingendo in tutte le tecniche (olio, tempera, carboncino, pastello, ecc.) e sui più diversi supporti (tela, carta, legno, porcellana, laterizio).

Per tutta la vita rimane interessato alla storia e all’archeologia, rappresenta in diverse opere molti scorci della Roma imperiale e rinascimentale (effettuati durante il servizio militare nel ’47) e degli scavi di Pompei, per i quali aveva ottenuto l’accesso libero, tra gli anni ’50 e ’60, dal direttore dell’area archeologica, lo storico Matteo Della Corte, che era rimasto incuriosito dall’interesse e dalla bravura di questo smilzo giovane torinese e ne era divenuto amico. Sempre negli anni ’50 si sposa e diventa padre di due figli.

Tutte le opere trasmettono la sua personalità mite e l’indole gentile e cordiale di Irmo, che si distingue nel disegno in china e particolarmente nel “puntinismo”, riuscendo a creare immagini molto suggestive raffiguranti chiese, castelli, case, monumenti, piazze, di tutta Italia, realizzate a mano libera con una maestria veramente unica, tanto da fargli guadagnare, in diverse manifestazioni a cui ha partecipato, l’appellativo di “signore dei puntini”, dagli spettatori che lo hanno osservato sempre con stupore e ammirazione.

Negli anni ’90, ormai in pensione da diverso tempo, decide di realizzare, in “puntinismo di china nera”, i soggetti più noti della città di Torino e riprodurli in stampa su carta di alto pregio per conservare l’autenticità e il fascino delle opere.

Per realizzare ogni disegno, Irmo impiega diversi mesi, dedicandosi per oltre cento ore ciascuno, rendendo unico ogni particolare. Più si osservano le sue opere, più si scoprono nuovi dettagli che mai prima si erano notati.

Irmo ha conservato per tutta la vita mano ferma e precisione, sempre pronto a posare ogni tanto pennino e calamaio per scambiare quattro chiacchiere cordialmente.

Da qualche anno ci ha lasciato ed è bello immaginarlo disegnare in qualche angolo del Paradiso con il suo gentile sorriso e la sua proverbiale serenità.

Giovanni Piccinelli

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